…….. e ora un po di intimismo…

Care/i

oggi e stata la più breve giornata di presenza in H, e sto quasi per tornare a casa a metà pomeriggio.

Il mio vicino “Vittorino” (cosi si chiama il simpatico gallinaccio compagno di stanza di cui vi ho parlato) e andato in permesso e stara via fino a mercoledi

Abbiamo trascorso parte della mattinata chiacchierando di tante cose diverse: a) la sua malattia e le prospettive di cura; b) il mondo globalizzato che non e più quello di una volta e i piccoli paesi (lui e di Budrio, vicino Bologna) che stanno morendo soffocati dall’abbandono; c) le precauzioni che dovrà osservare a casa, e quanto e bello che gli abbiano dato il permesso.

Il tutto era condito una strana sensazione di leggero fastidio che tuttavia non riuscivo ad interpretare. Di primo acchito mi e venuto da pensare che questa leggera irritazione fosse la conseguenza di essere venuto qui solo per poche ora per poi tornare a casa.
Ma poi ho capito che non era cosi

Mi dispiaceva l’idea di non vedere più Vittorino.

In questa logica di revolving door ospedaliero io vada casa e spero di non dover rientrare in H nelle prossima settimane, e lui invece tornerà per stare fino a Natale.

Ma le revolving door sono cosi proprio perche sono revolving, e sarebbe sbaglito – oltreche pericoloso – pensare di andare in direzione contraria.

Eppure condividere questi giorni di stanza e stato ben di più che conoscere una persona simpatica in treno, chiacchierarci insieme, immaginare come potrebbe essere se il viaggio durasse ancora molto o se, magari, ci sarà la possibilità di rincontrarsi da li ad un mese.

Sarà anche il fatto che in questi giorni mi sono fatto carico dei suoi bisogni informativi, pronto a spiegargli – appena infermieri e medici uscivano – che cosa voleva davvero dire quello che gli avevano detto: …”lei ha un gran bel midollo…. “tutto sta andando alla grande”…

Ora la revolving door non ci permetterà più di incontrarci ma il senso della malattia come cammino è stata una forte sensazione che attraversa la pelle.

E magari, volendo come al solito non farmi i cazzi miei, mi sono chiesto: “……e mo’ a Vittorino chi glieli chiarirà i dubbi?”

E qui che si salda, credo, la questione strutturale e quella umana e individuale, dell’informazione adeguata e proporzionata.

Scusate la deviazione intimistica e qui vi lascio per descrivere le vostre traiettorie

A voi la penna

Ale

PS La risposta ai compiti del WE non e stata esaltante. Grazie a chi ha risposto (Paola Mos, Lorenzo, Giulio, Elisa, Antonio)

……..e tutti voi potete solo rifarvi….

4 commenti

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4 risposte a “…….. e ora un po di intimismo…

  1. Elena T

    Una cosa che mi ha sempre colpito quando sono stata paziente è il non sapere esattamente come sarei stata trattata. Quando ero più giovane ero vittima dell’autoritarismo dell’ospedale da una parte e dall’indole guisificatoria dall’altra (poverini, certo che sono scontrosi, chissà quante persone noiose e rompiballe hanno già visto questa mattina).
    Quando sono diventata la ragazza che lavora con Liberati…..sospetto di tumore all’ovaio si è complicato tutto perchè tutti volevano fare bene. Delle degenze operatorie di allora ricordo il primario che in quanto a comunicazione non era proprio brillante, però aveva potenti intuizioni come allestire una piccola terrazza con gelsomini e gerani dove far mangiare le sue donne, tutte private di pezzi più o meno simbolici dei loro addomi.
    Anche l’ambiente comunica!

    Un altro problema è la comunicazione basata sulla medicina difensiva.
    In ospedale con un bimbo con convulsioni febbrili (perchè mi sono terrorizzata a vederlo così e non sono riuscita a cavarmela da sola) ho trovato la comunicazione assolutamente allarmistica e con scopi difensivi
    Abbiamo passato una notte con febbre alta, il bimbo in mutande e con il ghiaccio ma con una temperatura ambientale (in inverno) di 30 gradi! La mattina ho firmato per uscire, con medici nonne e suocere che mi davano della irresponsabile…..
    quel colloquio è stato osceno, io che chiedevo di essere sostenuta nella scelta e che mi venisse detto apertamenta che il parere contrario era solo una formalità e loro che mi guardavano come se gli avessi rubato l’autorità di medici quando avrebbero dovuto dirmi che il mio era stato un accesso inappropiato!
    L’ultimo episodio, che tocca un altro tasto per me fondamentale, ha coinvolto il medico di base assolutamente incapace di comunicare i dati sulla prognosi e ossessionato da quel zic per cento di disasto totale. Io Terribile mal di schiena, sospetto di ernia, risonanza, poverina vedrai che ti dovranno operare…..
    Figurati se in quelle condizioni io mi metto a consultare le banche dati per rispondrgli a tono che l’operazione è sconsigliata, che i tassi di recidive e bla bla bla. Io sto crepando dal male, riesco solo a satre stesa
    Interviene purtroppo sempre per conoscenze un neurochirurgo che mi chiede di recapitargli il dischetto dell risonanza in ospedale e che sfidando le regole basilari mi chiama visitandomi al telefono e con una comunicazione strepitosa mi solleva dalle preoccupazioni, mi incita a tenere duro e mi spiega che staremo nell’incertezza per due settimane ma almeno senza il male. A costui bisognerebbe fare un monumento!!
    Questi sono i tre aspetti che mi vengono in mente.
    Una persona che potrebbe essere interessante da ascoltare è Agostino che penso abbia molto lavorato per fare del suo reparto un luogo amico del paziente e dei suoi parenti..
    elena

    PS gli incontri come quello che racconti sono molto malinconici ma anche dolcissimi ricordi

  2. Giulio F.

    Ciao Alex. A beneficio di tutti i Vittorino, è fondamentale ed è bello che tu non ti faccia i cazzi tuoi. Pur con tutta la consapevolezza dei limiti che conoscenza e informazione hanno (soprattutto perchè si scontrano con aspettative nelle quali l’incertezza non può rientrare) sono convinto che a tutti i livelli, nella vita quotidiana, nella società e anche nella sanità pubblica la conoscenza e la trasparenza siano elementi di civiltà e possano far crescere e migliorare tutti. E il video potrà, nel suo piccolo, permettere a un tot numero di persone (il più ampio possibile, se si studia bene la cosa) di comprendere meglio certi meccanismi e di essere maggiormente preparate a dare il proprio contributo per migliorare le cose.
    In questi giorni stiamo assistendo a un dibattito politico più chiaro, trasparente e consapevole delle difficoltà rispetto a un recente passato che sembra ormai lontanissimo. E senza che imbonitori da strapazzo cerchino di venderci false speranze. Anche dalle righe di questo blog mi sembra di capire che questa trasparenza ci stia (nei limiti del possibile) rassicurando. O no?

    Un abbraccio

  3. Luca

    Ieri sera non ho scritto perche’ mi sono incantato a vedere la conferenza stampa di Monti & co. Tipo documentario del National Geographic. Animali diversi. C’era pure uno strano esemplare con le orecchie larghe come un fennech che parlava piano. Un’esemplare di donna bella (non di “bella donna”) che piangeva a nominare i sacrifici. Purtroppo, nonostante mi catturi qualche centinaio di euro, ‘sta manovra, mi sono sorpreso a constatare che mi sento piu’ sicuro con questi al governo che con Vendola e Di Pietro. Non piu’ rappresentato, forse. Meno inquieto si’.

    Cio’ premesso, Ale, dai compiti troppo difficili. La fai facile: dite la vostra su che? L’incertezza in medicina? La comunicazione tra curante e malato? Il conflitto di interessi? Il ruolo delle associazioni di pazienti? La riconsiderazione dell’agenda della ricerca? Bum.
    Che volete fare, Heimat? Volete sfidare ER e raggiungere le 200 puntate?
    Dico la mia, quella piu’ radicale: se l’obiettivo, come dice Muir Gray, e’ un patient-focused SSN (o NHS) devono guidarlo i cittadini, sani e meno sani. Altrimenti sono chiacchiere. L’altro giorno entro alle Molinette (ecco una bella scena da film), atrio che sembra un suq, imbocco il corridoio a sinistra: prima uno spaccio (non di droga purtroppo, un bazaar come quando eravamo piccoli, 30 mq), poi il barbiere, poi il Tribunale del diritti del malato. 20 mq. Tribunale? E’ accettabile che 20 mq di un ospedale europeo siano lo spazio per i diritti del malato? E che debbano essere amministrati da un “tribunale”?
    Ridurre i temi puo’ aiutare a ridurre una altrimenti scoraggiante complessita’. Quello che a me intriga di piu’ e’ il vissuto di incertezza da parte del medico. Delega perche’ non sa che dire. Non regge il confronto col malato che ha solo certezze: vuole tornare a casa ( quasi sempre), vuole sapere cosa lo attende (molto spesso), vuole sentire meno dolore (sempre direi), vuole avere vicino una persona che ama. La risposta all’incertezza non e’ lo studio o l’approfondimento perche’ creano solo ulteriori dubbi. E’ la fuga, il nascondimento, la sistematica strategia che rende la visibilita’/disponibilita’ dei medici in ospedale inversamente proporzionale al loro reddito e (presunta) autorevolezza.
    Se dovessi fare un corto sull’incertezza in medicina sceglierei la nebbia come tema guida. Camici bianchi che si intravedono appena. Solo il colore di qualche penna sponsorizzata al taschino…

  4. valentina solfrini

    bene bene, se vuoi ti porto mozzarelle ancora calde !!!

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