…..Ciumbia…….

Riparto da questa simpatica esclamazione di nonno Centin (vedete messaggio di Sara nell aggiornamento precedente) per darvi l’aggiornamento del venerdi sera.

Come direbbe l’amico Gianfranco Domenighetti, sto soggettivamente bene. E si, vabbe, i valori ematologici sono un po scassati, le piastrine fanno lo slalom ma tutto sommato non danno granchè fastidio.

Ovviamente alla incertezza inevitabile della situazione data (terapia sperimentale, interazioni non ben note, rischio infezioni) si assomma la incertezza che sarebbe evitabile con un po più di attenzione agli aspetti di cui vi ho parlato in questi due gg ma qualcuno dice che non si può avere tutto. Io penso invece che ci si dovrebbe almeno tentare.

Oggi mi sono sentito in streaming i lavori di una riunione interdisciplinare intitolata “Questioni di cuore” alla quale, se non mi arrestavano qui al S Orsola, avrei dovuto partecipare.

Si doveva parlare di ricerca, pazienti, comunicazione, trasparenza ecc, E in effetti se ne e parlato, con alcuni interventi anche interessanti, ma (non per volerla mettere giù troppo dura) mi pare sia mancata la visione d’assieme.

Quella che spiega la necessità etica di una ricerca rilevante e ben fatta (cioè in grado di dare risposte ragionevolmente affidabili), che sia funzionale alle strategie terapeutiche che possono dare il maggiore beneficio alla maggior parte dei pazienti, e che sappia tenere nel giusto conto le esigenze di partecipazione e comunicazione come parte integrante del buon processo di cura.

Confesso che sono rimasto un po deluso dal fatto che nessuno abbia tracciato questa visione di insieme, ma anche rassicurato dal fatto che gli strumenti li abbiamo. Bisogna però decidere di impegnarsi per renderli integrati e qui ci sarà veramente da sudare………..

Scusate la pippata ma era anche per non parlare solo del mio midollaccio,

Per sapere come mi andrà nei prossimi giorni bloggate e non ve ne pentirete (spero)

Ale

5 commenti

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5 risposte a “…..Ciumbia…….

  1. Filippo Ottani Mail: ottanif@alice.it

    Caro Prof Liberati,
    non ci conosciamo personalmente anche se mi piacerebbe veramente essendo un “meta-analizzatore” accanito (un PUBMED renderebbe ragione della mia affermazione), ma io sono uno dei due organizzatori del “Questioni di cu(o)re 2”. Ovvero, sveliamo l’identità, rispondo al nome di Filippo Ottani. Ho letto con piacere che ha seguito il convegno in “streaming” così come avevamo organizzato per averLa con noi in assenza della Sua presenza fisica (che avremmo preferito, visto il “ghiaccio” dcei discussants).
    Detto ciò concordo con la Sua critica. In pieno. Del resto se Lei ha seguito (da buon cinefilo) fino ai titoli di coda, mi renderà l’onore delle armi, riconoscendo che, sebbene sinteticamente, nel mio ultimo intervento prima di A. Sordi ho provato a trarre un poco di conclusioni. Dopo tante chiacchiere, perchè alla fine questa è la comunicazione, bisogna mettersi a lavorare. Il Convegno aveva già un vasto programma (un poco troppo) essendo l’ultimo, e io mi ero ripromesso di essere asciutto. Perchè i concetti li puoi dire anche così, tanto chi vuol capire capisce.
    Spero che possiamo sentirci persinalmente; a tal fine Le invio la mia mail (). Augurandole tutto il meglio, spero di poterLa risentiure presto.
    Cordialità
    Filippo Ottani

  2. Giulio F

    Ciao Ale. Ho appena messo a letto mio figlio, che mi raccontava (comunicando lui si in modo davvero efficace) che la nonna di un suo amichetto ha “il dito a scacchio”. Secondo me la comunicazione corretta ed efficace si può imparare, e dovrebbe essere insegnata nel corso di laurea. Forse si può anche insegnare ai professionisti già formati, ma è più difficile e dispendioso. Per implementarla, bisognerebbe che le organizzazioni sanitarie la ponessero tra gli obiettivi da perseguire, in modo integrato come dici tu (come parte di un processo), attraverso verifiche e (dis)incentivi. Forse, sia la fase di formazione che di implementazione dovrebbero essere determinate da indirizzi di politica sanitaria dati molto dall’alto. Il problema è, ovviamente, come fare in modo che ciò possa avvenire.
    Tutto ciò porterebbe a una correctness un po’ cerebrale e anglosassone, ma sarebbe già un ottimo risultato. Certo poi nella messa in pratica servirebbe un certo grado di empatia (a proposito di questioni di cuore), difficile da imparare, ma forse ci si può educare un po’ di più anche a quello.

    Come dopo ogni buona sparata serale, ti auguro una buona notte!

    • Ciao Giulio

      eccomi di buonora a leggere le tue riflessioni, come sempre puntuali e propositive.

      La questione attuale e, secondo me, come evitare la deriva tra la “medicina personalizzata” (un bello slogan che l’industria sta sneackilmente (nel senso del “serpentemente”) diffondendo per dare una pseudorisposta alla “fame di false novità”, e la “medicina per e con la persona” che deve invece porsi direttamente la questione della sua impotenza quando si dimentica dei diritti della persona e dei suoi atteggiamenti aggressivi verso la salute, prima ancora che la malattia. (qualcuno la ha gia chiamata tanto tempo fa…. medicalizzazione…)

      Credo che pensiamo la stessa cosa quanto ci immaginiamo che la priorità sia quella evitare questi due continenti della medicina si allontanino inesorabilmente, ognuno pensando di essere il migliore, il piu efficace, il più necessario, ecc.

      Ma si tratta appunto di un vasto programma la cui necessità e tuttavia indiscutibile

      G Day

      Ale

  3. Luca

    Ohh finalmente riesco a usare ‘sto diavolo di WordPress con l’aipad. Da giorni seguivo afasico lo svolgersi degli eventi al sant’Orsola senza riuscire a scrivere. Non che abbia gran che da dire di intelligente. Di sicuro almeno un paio di cose. La prima e’ che al mondo c’e’ una maggioranza di teste di cazzo. Questa si’ e’ una evidenza, ragazzi, dal momento che abbiamo fior di prove con randomizzazioni, perfette cecita’ (nel mio caso anche sperimentazioni con doppie e triple “sordita’”…), analisi retrospettive che anche la piu’ elegante revisione sistematica scomparirebbe.
    La seconda evidenza (connessa alla prima) e’ che nella medicina e sanita’ impera la delega: il primario parla una volta ma poi tocca al “secondario” e poi ancora al …terziario (specializzando o infermiere di turno). Trascurando il fatto (l’evidenza) che ogni atto di comunicazione tra curante e malato (ma anche tra due persone che si amano, tra docente e allievo, tra dirigente e dipendente e potremmo continuare) e’ un momento unico. Non e’ una puntata in un sequel o una tappa in un giro d’Italia (dove il capitano s’impegna al Mortirolo e per il resto manda avanti il gregario…).
    La terza evidenza (collegata alla seconda e quindi alla prima) e’ che il primario (e il secondario e i terziari) mai saranno “accountable” se non cambiano le cose.
    L’ho fatta troppo lunga, ma la storia raccontata di Ale mi scandalizza. Mi viene da pensare che l’impulso a delegare sia dettato dalla paura: non e’ un caso che, per quanto preoccupati, gli unici a vivere a testa alta questo momento siate tu e il vicino di letto.
    E’ come se le facolta’ di medicina, oggi, allevassero persone impaurite. Umanamente, politicamente, socialmente…
    Ti abbraccio, Luca

  4. roberto satolli

    Ottime notizie! Quando ti rimetti a fare le pippate vuole dire che stai davvero “soggettivamente bene”. La visione d’insieme… il fatto e’ che per averla bisognerebbe fare qualche passo indietro, e abbiamo tutti un po’ paura di quello che vedremmo., forse.
    Un abbraccio, Rob

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