Aggiornamenti di … fine giugno…..

Carissime/i

il nostro blog ha finora avuto 9512 contatti e 331 commenti. Persino l’Inter ora ha il suo allenatore presentato dal nostro grande Presidente Morattone come “…una brava persona…” (che di questi tempi non è poco, direte voi…) (Vai Gasperini facci sognare…..)

Passata l’emergenza sanitaria (gli ultimi aggiornamenti li trovate in fondo a questo messaggio) e informativa per supplire alla quale questo blog era stato pensato, credo personalmente che possa valer la pena di tenerlo per un po in vita per stimolare riflessioni interne ad un network che condivide alcuni valori di fondo.

Provo quindi a riassumere quanto ci siamo scambiati sin qui.

Resta l’impressione che sia un blog molto piu letto che partecipato.

Alcuni di voi hanno confessato timidezza con il “mezzo” ma sarebbe bello se in piu la vincessero……

Non sorprendente sono andati calando i riferimenti calcistici anche se tra questi resta essenziale il messaggio e video di di Luca sulla “metafora Barcellona“.

Sono stati invece variamente e con diversa alternanza i temi:
a) dell’informazione e comunicazione al paziente, e di come il sistema sanitario (e gli operatori) dovrebbero attrezzarsi;
b) del vissuto e dell’atteggiamento individuale di azione-reazione verso malattia e disabilità collegate piu o meno temporanee;
c) del come si debba e si possano usare momenti di stop piu o meno improvvisi come opportunità di riflessione sulla questione “siamo perche facciamo? facciamo perche siamo? entrambi e nessuna delle due?

Le vicende delle Premiata Ditta Bisignani Co. non hanno invece ancora fatto la loro comparsa nelle nostre discussioni……. e non è detto che sia un male.

Devo confessare che faccio ancora fatica a usare queste giornate per elaborare qualcosa sui temi a) e b) (che sono quelli che nell’immediato mi interessavano di piu). Mi fa pensare il fatto che avendo io sempre identificato nella mancanza di tempo il determinante maggiore della difficoltà di dedicarsi a queste riflessioni con la dovuta calma e ponderazione, mi trovo ora ad avere il tempo e le ore che mi scivolano via tra le dita e un po me ne faccio un cruccio.

Sin dall’inizio di questa mia storia di malattia avevo pensato di scrivere qualcosa sulla mia esplerienza vista dalla triplive angolatura di paziente, operatore sanitario ed addetto alla ricerca (ultimamente soprattutto nella prospetiva del finanziatore. Scrivere queste cose in modo non banale è tutt’altro che facile e quindi finore ci sono quasi due capitoli, una scaletta e non molto di piu.
Piu recentemente e fino a poco prima della smidollatura avevo cominciato a fantasticare sulla possibilità di realizzare qualcosa (tipo “breve video” per Hutube o consimili) sul tema della “Incertezza evitabile” in medicina (short title proposto da Roberto Satolli a partire dalla presa di conoscenza degli sprechi evitabili nella ricerca clinica inutile). Incertezza evitabile di cui la gente (termine che qui uso nel senso piu ampio, mettendoci dentro anche molti operatori sanitari, policy makers, responsabili di associazioni di volontariato, pazienti, ecc ecc) dovrebbe essere portata a conoscenza sia per poter decidere meglio per se stessa, sia per poter (ognuno secondo il proprio livello di responsabilità) migliorare lo status quo nella definizione delle priorità.

Sempre attorno al periodo della smidollatura avevo combattutto (e perso) una piccola battaglia con il potente New England J Med per la pubblicazione di una mia lettera che denunciava la discutibile rilevanza clinica e la assenza di un ruolo delle organizzazioni di ricercatori, pazienti e delle agenzi regolatorie nel rendere piu utile per i pazienti proprio la ricerca clinica sul mieloma.

Bene. La cosa buffa e che in questi giorni, giorni di agenda piena di pagine bianche, faccio fatica a riprendere in mano queste cose, come se la stranvata del trapianto mi avesse fiaccato non solo nelle forze ma anche un pochino nelle convinzioni.

So di eccedere in pessimismo dicendo questo, e sono convinto che non è veramente cosi. Ma il fatto stesso che la domanda si insinui nel mio pensiero mi disturba e mi sono chiesto quanto questo abbia a che fare con il dibattito “fast/slow”, con la questione degli strumenti collettivi che sono necessari per essere piu incisivi, ed un pochettino anche con l’inevitabile situazione di privilegio che anche quando c’e di mezzo un malanno piu o meno serio resta un elemento che crea situazioni nelle quali ci si può più o meno lasciar andare alle lamentele…

Ecco, scusate il messaggio non tutto all’insegna dell’ottimismo ma mi piacerebbe una qualche sincera replica da chi di voi ne ha voglia.

Insomma, nello sprito di questo blog… un sassetto lanciato nello stagno che spero stimolerà qualche risposta.

In attesa di lumi……….

Alessandro
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AGGIORNAMENTI SANITARI
Hb, piastre e bianchi ok. Buona soprattutto la scomparsa dell’ anemia autoimmune che era stato l’elemento di maggiore preoccupazione. Persiste ancora la fastidiosa neuropatia,probabile regalino della terapia pre-trapianto e che sperabilmente deciderà – prima o poi – di andarsene.
Sul piano dell’esercizio fisico proseguo con in miei 20-25 minuti di cyclette quotidiana e con brevi uscite nei dintorni di casa (incluso un piacevole brunch domenicale fuori Bologna), sometimes anche in bicicletta. Dalla prossima settimana comunque il raggio delle uscite dovrebbe aumentare con il primo WE fuori porta…..

15 commenti

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15 risposte a “Aggiornamenti di … fine giugno…..

  1. Fiorenzo

    Come “lettore”, grazie degli aggiornamenti, ma mi riprometto di tornare presto come “scrittore2, per qualche commento in più.

    Buona passeggiata fuori porta, intanto.

    Fiorenzo

  2. Luciana

    Una domanda a voi che scrivete regolarmente su questo blog: sapere che ci sono tot persone per un totale di 331 commenti che contribuiscono – e che ci danno il piacere e il privilegio di conoscerle attraverso quello che scrivono – e altre tot persone che attraverso più di 9000 contatti non si fanno vedere ma vi leggono non vi inquieta neanche un po’?
    Oggi ho deciso di superare l’inquietudine e rispondere all’appello di Ale a vincere la timidezza, solo per commentare un pò sul fattore tempo – anche io imputo alla mancanza di tempo il non dedicarmi alle cose come vorrei tranne poi, quando malaugaratamente il tempo c’è, finire col “perdere tempo” e allora devo affrontare il fatto che la scusa delle giornate troppo corte non regge. Mi chiedo se è cambiato il mio modo di fare le cose, è più superficiale oppure mi entusiasma di più la quantità, lo spaziare da una cosa all’altra a scapito dell’approfondimento?
    A volte guardo i miei figli annoiarsi (poche volte purtroppo) e penso che sia una buona cosa, perché nella noia si impara a stare “comodi” con sé stessi. E poi li vedo leggere e … ri-leggere !! si può leggere Anna Karenina per la quinta volta ? Si può regolarmente ogni anno ri-leggere l’intera opera di Stefano Benni ? Possibile che Anime alla deriva sia un bisogno da soddisfare ogni sei mesi ? Mi capita spesso di finire un libro che mi è piaciuto molto e pensare “bisogna che fra un po’ lo rilegga”, ma poi mi sembra una bestialità con il poco tempo che ho e con tutti i libri che ci sono da leggere. Eppure lo so, perché l’ho fatto anch’io da ragazzina, che ri-leggere un bel libro è sempre un’esperienza nuova, più profonda. E allora è questa capacità di approfondire e di sentirne la necessità che mi sta scivolando via – scoprirsi capace di arrivare velocemente a delle considerazioni, attraverso veloci intuizioni o emozioni senza avere il bisogno della lunga fase di elaborazione fa piacere, ma può diventare una “dipendenza”?
    Un’ultima cosa sull’incertezza evitabile che mi affascina molto. Negli ultimi tempi, dovendomi occupare dei nuovi “aggeggi” sanitari, totalmente privi di evidenze, mi trovo a fare i conti con gli entusiasmi che, conflitti di interesse esclusi, riflettono dei forti “desiderata” e si affidano alla conscenza concettuale, in contrapposizione a quella empirica, scambiando per evidenze una logica stringente. Di fronte a queste situazioni io mi trovo a partire dal desiderio e attraverso i pochi dati che riesco a trovare, mi sforzo di organizzarli per definire l’incertezza. Devo dire che è molto più affascinante del vecchio paradigma delle revisioni sistematiche che parte dalla presunta certezza degli RCT e poi la mette alla prova con i suoi diversi metodi e criteri. Un abbraccio forte a Ale, che è sempre prepotente, e un saluto a tutti, anche a quelli che non si vedono
    luciana

  3. Giulio F.

    Carissimi Alex e Mariangela,

    a proposito di vivere slow, ieri l’aeroporto JFK di New York è stato bloccato per ore a causa dell’invasione di un centinaio di tartarughe provenienti dalla Jamaica Bay, in transito per deporre le loro uova nei terreni sabbiosi adiacenti. Non è buffo come uno dei luoghi più frenetici del mondo sia stato paralizzato da uno dei massimi simboli della lentezza?
    Una bella rivincita della slow life e un buon messaggio per tutti noi!

    http://america24.com/news/tartarughe-al-jfk-bloccano-una-pista-di-atterraggio

  4. sara

    Grande Matiangela!! Troppo prolissa? A me sembra solo l’inizio di una buona prefazione di un racconto che si dovrebbe “suonare” a 121 mani, compresa quella unica di chi ha perso l’altr in un incidente di lavoro e che suona per due.
    Sassolino nello stagno Ale? Ti ritengo sufficientemente intelligente per sapere che quello che hai lanciato (e le relative risposte tutte emozionanti) è una sorta di meteorite.
    Ed è per questo che un po’ mi sfilo nel blog, perchè non riesco per iscritto, senza sentire le voci e guardare negli occhi gli interlecutori, a dire qualcosa che non rischi di essere interpretata come scontata e banale come qualcuno ha già detto.
    Mi piacerebbe un week numeroso in un luogo immerso nella natura, dove riflessioni, considerazioni, emozioni, fluissero libere tra tutti tra risate e tristezze, ottimismi e pessimismi….anche perchè senza notte non esiste giorno, senza riso non esiste pianto…………………..
    s

  5. Mariangela

    Avrei voluto già la scorsa settimana inserirmi sul post di Elena che sento particolarmente vicina nelle riflessioni sulla modalità fast versus slow applicata alla medicina ma anche alla vita quotidiana.. e sul “fare” rispetto al sentire o essere.
    Ho ereditato da mia madre (e tu Ale ancor più di me da tuo padre) la cultura del “fare”, del fare buono, dello spendersi fino in fondo per ciò in cui si crede in particolare sul lavoro, ma mi sono resa conto negli ultimi anni che spesso si perde di vista l’obbiettivo, che si entra in un turbinio dove l’ansia, il bisogno di apparire, di esserci sempre ad ogni costo serve a riempire dei vuoti e a volte anche la paura di trovarsi faccia faccia con il silenzio di domande senza risposta.. Ed è difficile ad un certo punto rallentare e ritrovare una dimensione più “spirituale” e profonda. Razionalmente sembra che questo possa essere possibile semplicemente programmandolo, inserendo una ulteriore casellina nella propria vita già troppo assiepata di cose.
    Ma non è così, il cambiamento è lento spesso dettato da accadimenti dolorosi o anche belli che però ti cambiamo dentro ed a un certo punto ti rendi conto che non vivi più con l’ossessione perenne di arrivare a sera con la sensazione di “non aver fatto neanche la metà delle cose che avevi programmato…” Mi diceva una volta la mia psicologa “una buona torta anche bella da vedere (la mia cura per l’estetica in cucina è aumentata con il tempo) se è “condita” di ansia e di grandi aspettative non sfamerà davvero le persone che ami”.
    Ho trascorso buona parte della mia vita accanto ad un “very fast guy (ti ricordi di questa definizione del Prof di Boston?) cercando in qualche modo di tenere il passo e con la sensazione spesso di non essere all’altezza. Negli ultimi anni le storie delle figlie, la compartecipazione totale alla tua malattia ma anche le storie di amici e di molti miei pazienti mi hanno fatto rallentare assai (e la vecchiaia mi ha dato una grossa mano nell’apprezzare lo slow ..) facendomi cambiare prospettiva, rivedere priorità, guardare alle cose con un angolo più ampio.
    Scrivi delle difficoltà a impiegare il tempo ora durante la tua convalescenza, quando “ …sei sempre stato convinto che ti è mancato il tempo per fermarti a scrivere o a pensare e a come avresti potuto impiegare tutte le ore passate in treno tra Arese e Bologna ”… ma non ti è ora più chiaro che il problema semmai è proprio al contrario ? Il tempo delle cose arriva quando noi siamo pronti a recepirle e a farle nostre.. E allora quelle che tu chiami “pagine bianche e mancate” non sono pagine vuote, forse assomigliano di piu’ allo “schermo bianco” di cui parla Elena che ci permette di vivere anche l’immobilità e il silenzio ma intanto che qualcosa si muove dentro di noi, solo che non siamo abituati e il senso di vuoto e di mancanza di azione ci terrorizza.
    Fast medicine : l’ho benedetta per averti salvato e dato la possibilità in tempi brevi di venirne fuori, l’ho odiata per la la rudezza della comunicazione del rischio che hanno fatto a me che, essendo un medico, potevo secondo loro sopportare e capire tutto anche se si trattava della persona più cara al mondo.
    Slow vita : ore passate con il pensiero bloccato, sperando che tutto passasse veloce, senza riuscire a leggere, telefonare, lavorare, godere davvero della vicinanza straordinaria di tantissimi amici… ma anche vicinanza, carezze di silenzi, speranza e poi ripresa e condivisione di tutto fin dalla prima mousse di mele.
    E molto più facile il fast, se tutto va bene, poi tutto può tornare come prima…. Ed è una occasionae persa. Slow è apprezzare le piccole cose (ogni giorno di più) e goderle e vivere fino in fondo. E’ davvero faticoso, si pretende di più ma ti assicuro che è come quel terreno fertilissimo dei boschi della terra del Fuoco che abbiamo tenuto nella mano , che rimane li immobile per lunghissimi mesi apparentemente spoglio e umido ma che prepara fioriture inattese.
    Come mi dici sempre tu : troppo prolissa !!

    Mariangela

  6. cristina L

    Ultra-felice per le notizie sanitarie…. !!!!
    ciao!!! Cristina

  7. roberto satolli

    Caro Alex, mercoledi’ vado a Ferrara dove si fondera’ il movimento della “slow medicine” e incontrero’ diversi amici di questo blog. Saremo i soliti noti della medicina critica, ma intanto avremo una slogan che serve a farsi capire.
    D’istinto penso che quella che tu chiami “cosa buffa”, e il dubbio che ti si insinua sul fare, abbiano a che vedere col dibattito fast/slow, e siano di per se’ segni di buona salute mentale, oltre che di recupero di quella fisica.
    Slow, lenti ma inesorabili… Mi viene voglia di proporti di cominciare a fare qualche ripresa video, magari con l’aiuto di Mario e Patrizia, soprattutto se questo ti fa fare meno fatica che scrivere, e se ti permette di pensare ad alta voce senza sforzo. Magari ne parliamo al tel?

    • Caro Roberto

      grazie e auguri per la giornata di fondazione del movimento a Ferrara!!!!! (Elena, losapevi?) Non so se, along the way, hai tempo per fermarti a Bologna (magari se in serata torni a Milano. Senno possiamo combinare altrimenti).
      La settimana prossima (quella che parte dal 1 luglio) io avrei in programma di staccare un po da Bologna e andare in Toscana (FdM, che non sta – in questo caso per Faccia di Merda ma per la nota localita balneare) e mi chiedevo se potevamo organizzare li una mezza giornata di lavoro con Mario e Patrizia per cominciare ad entrare un po nel vivo. Questo peraltro potrebbe essere fatto anche in una altra settimana di luglio ma the sooner the better.
      Fammi sapere se ritieni sia possibilie e ci sentiamo per telefono. Tu quando vai in ferie?

      alex

      • roberto satolli

        Ciao Alex, non avevo visto questo tuo post. Mi sembra un’ottima idea che tu te ne vada a FdM.
        Il punto è che noi partiamo domani per il Quarnaro (bici + barcone) e torniamo l’11 luglio. Dopo di che siamo a Milano sino al 29 luglio. Trasloco (di Zadig) e altre cazzabubbole permettendo, dovremmo farcela a ricavare una mezza giornata di lavoro.
        Direi che ci aggiorniamo all’11 luglio, io intanto cerco di coordinare il gruppo.
        Rob

  8. Elena T

    Partiamo dalle cose semplici…se la cyclette ti risulta proprio pallossissima credo tu possa fare sempre sullo stesso strumento un allenameno più stimolante e più adatto alla tua personalità (se mai l’ho capita del tutto :)) che si chiama interval training. Viene proposto ai pazienti con insufficienza respiratoria per riadattarli allo sforzo senza farli “morire” di dispnea prima della fine della sessione. Mi informo tra i miei illustri colleghi fisioterapisti respiratiori e ti do le coordinate per impostare un lavoro fatto bene, stimolante e sicuramente più divertente che pedalare come il lattaio!
    Che mezzo hai a disposizione? Hai la rotella per indurire i pedali o un meccanismo che segna in Watt il lavoro?
    Le cose difficili invece sono secondo me quelle che arrivano dalla pancia….
    Non è detto che le cose che avresti voluto fare prima di smidollarti debbano essere per forza ancora sexy dopo. Tu forse non sei più lo stesso, sei rinnovato, hai viaggiato. Sarebbe proprio un bell’esperimento se rieuscissi a “meditare”….e si che lo dovreste sapere meglio voi, sessantottini doc, figli della rivoluzione sprirituale e della marjuana che non so neanche come si scrive! Sembra proprio che le intuizioni più vere e che ci appartengono di più arrivino in seguito a questi esercizi di “schermo bianco” della mente dove i perchè e i come mai vengono gentilmente allontanati. Ho conosciuto donne che si mettono in contatto con questo stato di grazia facendo una torta, rivoluzionando l’armadio o il famoso cassetto della cucina dove ci finisce di tutto. Dei maschi so poco, dovreste fare un sondaggio tra di voi.
    Un pensiero finale: evviva la condivisione! Quella vera e profonda, quella che spesso ti è concessa solo se vai all’Anonima Alcolisti e se ti fai ancora di eroina anche se non è più di moda.
    Un bacio

    • Cara Elena

      grazie dei suggerimenti. La mia cyclette viene dal “museo del realismo pedalatorio di Dresda” e comunque possiede strumento per indurire i pedali (e stecchire il pedaante) oltreche per segnare le energie consumate o prodotte. Per quanto riguarda la seconda faccio un po fatica anche io. Escluse torte, merletti, cucito, pittura et al io per ora mi sono limitato a far rifare il pianale della mia scrivania, che e pertanto inutilizzabile.
      Un po poco si dirà………attendo dritte anche in questo senso

      Un abbraccio

      ale

  9. Giulio F

    Ciao Alex. Scusa la relativa banalità, ma leggendo i tuoi post (che anzitutto mi rallegrano molto molto per la normalizzazione dei valori) mi sembri progressivamente sempre più tu. La venuzza di pessimismo che si affaccia nell’ultimo scritto credo sia comprensibile, considerando che la nuova partita che vuoi giocare su come promuovere possibili risposte alla incertezza evitabile in medicina non sembra proprio essere una partitella. Ma mi sembra una cosa talmente importante e seria che spero vivamente tu voglia affrontare, magari a scapito di qualcos’altro, con la visione di cui tu (con pochissimi altri) sei fortunato possessore. Ovviamente, superate tutte le smidollatezze in modo slow e dopo parecchi brunch fuori porta. Un testo scritto avrebbe secondo me molto senso se disponibile in rete con un sito web dedicato e ben organizzato, visto che tutti i pazienti/parenti/amici incerti che trarrebbero linfa da una simile iniziativa si rivolgono alla rete.

    Ti abbraccio forte; vorrei farlo presto di persona ma penso sia meglio lasciarti un altro po’ tranquillo. Spero tu possa leggere questo post (che ti mando da casa approfittando di un rarissimo assopimento pomeridiano di mio figlio), visto che messaggi inviati nei giorni scorsi dall’ufficio non sono comparsi (forse perché il ministro Brunetta ha posto delle barriere, oserei dire emato-microencefaliche, all’uso del pc dell’ufficio per fini non del tutto istituzionali quale potrebbe essere la partecipazione a un blog).

    A presto, Giulio

    PS dopo i referendum, sarebbe ora di rimboccarsi le maniche. Qui due link ad altrettanti articoli per accendono un po’ di ottimismo sulle possibilità di una politica energetica “alternativa”

    Fai clic per accedere a JDEnPolicyPt1.pdf


    Fai clic per accedere a DJEnPolicyPt2.pdf

    • Caro Julius

      grazie del messaggio affettuoso. Rispetto al formato della cosa da produrre abbiamo cominciato a pensarci ma in senso ancora molto generale e potrebbe non essere un acattiva idea abbozzarne di diversi da sottoporre ad un piccolo sondaggio interno.
      Oggi inizia la ultima settimana di giugno ed e assolutamente tempo di programmare altrimenti luglio e agosto scivolano via senza che ce ne accorgiamo.
      A presto per continuare il dialogo

      ale

  10. Gianni

    Caro Alessandro,
    sono molto contento di leggere questo tuo aggiornamento, che mi sembra molto incoraggiante per le cose che racconti (e anche per come le racconti).
    Io ho certamente contribuito molto a sbilanciare l’uso di questo blog sul versante delle consultazioni, perché l’ho usato soprattutto per seguire l’andamento delle tue condizioni nel modo meno invasivo e per mandarti saltuariamente un saluto.
    Devo ammettere che non è semplice, neanche per chi non è stato coinvolto direttamente, intervenire in modo non banale su alcuni dei temi molto seri che sono stati affrontati, seppure a volte con un tono spiritoso.
    In particolare, rispetto ai tre argomenti che hai identificato come ricorrenti nel blog (informazione verso i pazienti, vissuto di malattia, pausa forzata di riflessione) si possono immaginare molti approfondimenti, ma qui vorrei limitarmi ad un commento un po’ trasversale sul quale l’esperienza del blog mi ha fatto riflettere.
    La prima riflessione riguarda la scelta di aprirsi e di condividere momenti difficili con altri (soprattutto amici), attraverso un sincero scambio di informazioni, stati d’animo ed esperienze, che credo sia sempre più rara e difficile da trovare nella nostra società. Mi sembra un forte segnale di sfida nei confronti di una cultura dominante che spinge sempre di più gli individui a proteggersi, a chiudersi, a vivere le cose più importanti in modo individualistico, e a fare della Privacy (soprattutto quando si tratta di una malattia) il valore dominate rispetto al quale si sacrifica tutto il resto. Ancora una volta devo riconoscere che hai fatto una scelta che richiede molta forza, coraggio e lucidità (non male per uno smidollato, anche se temporaneo…).
    La seconda riflessione, molto collegata alla precedente, riguarda la straordinaria importanza della famiglia. Anche questo è diventato un tema quasi impraticabile, da un lato per l’immagine degradata della famiglia che deriva dalla cronaca e in generale dai mezzi di informazione, dall’altro per l’uso retorico e strumentale che subisce da parte di soggetti, politici e non solo, che spesso non hanno la minima credibilità personale per parlarne. Anche su questo punto, ho apprezzato molto l’esperienza difficile, ma molto bella, che come famiglia avete voluto condividere. Non vado oltre perché mi rendo conto che il rischio di diventare retorici è molto alto, ma almeno qualcosa ci tenevo a dirla.
    A parte queste considerazioni, tornando al primo punto che hai menzionato nel tuo aggiornamento, sono convinto che il nuovo allenatore dell’Inter sia finalmente un vero tecnico, molto preparato (a differenza del precedente) e mi sembra anche che sia una brava persona (non perché l’abbia detto il presidente, perché del suo intuito mi fido sempre meno…). Mi auguro che il prossimo anno, oltre ad avere dei campioni, l’Inter abbia anche un gioco.
    Spero di rivederti presto (ma non troppo…).
    Un abbraccio
    Gianni

    • Caro Gianni

      vedo che l’appello al “mostrate le testa” ha un po pagato e stanno intervendo diversi quasi newcomers.
      La tua risposta e molto articolata e mi pare comunque nella sostanza condivida la necessità di trovare modi di “agire” anche un po al di guori di quelli tradizionali che ci permettiamo dentro i limiti di confidenza della nostra attività professionale. Bene. A tempo debito ma non troppo in la dovremmo trovare un modo ed una sede per approfondire iniziative possibili (Partecipasalute mi parrebbe il contenitore ideale).
      La cosa che dici sulla famiglia è anche importante. Si tratta, oltre che di una scelta, di un percorso e processo in continua evoluzione. Nel nostro caso è venuto abbasstanza naturale mettere in atto una sorta di divisiione “dei fardelli” a ciascuno secondo le proprie capacità. La regia di tutto e stata, evidentemente, principlamente di Mariangela ma le singole protagoniste hanno fatto del loro meglio. Mi sto chiedendo in questo giorni se anche di questo processo – che si rischia di far presto a dimenticare se prevale “fast” su “slow”- ci sia la possibilità di documentare qualcosa. Credo che potrebbe essere uno strumento di aiuto o almeno di riflessione quando ci si viene a trovare in situazioni analoghe.

      Grazie delle tue riflessioni

      A.

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