Fast medicine e slow recovery…..qualche riflessione a caldo…..

Carissime

approfitto dell’ultimo messaggio di CasaZola per richiamare la attenzione sul tema sollevato proprio da loro: fast medicine e slow recovery.

Un po rimanda al tema sollevato da Ilvo Diamanti, reduce dichiarato e confesso da un triplo by pass nel corso della ultima puntata dell’Infedele, e che ha posto al centro della sua riflessione di “paziente sopravvissuto”, il tema del “ritrovarsi” come centrale a quello di un full recovery da una esperienza di malattia.

In questi giorni inizio a ricevere telefonate e messaggi che mi chiedono che va il mio recovery e mi invitano, come Paolo, a “….take it easy”. (da non confondere con l’adagio “… I am easy… di Karradiniana memoria (cfr Nashville. Altman 1968).

In linea di principio concordo assolutamente con il concetto di slow medicine, oltre che di slow recovery (Brunetta permettendo..)
E lo dico proprio in un periodo nel quale ho sperimentato la “fast medicine” nelle sue forme piu sofisticate, cliniche e molecolari, apprezzandone l’efficacia oltre che la non infrequente aggressività.
E l’ ho sperimentata anche nella forma della necessità di rapidità decisionale in presenza di ragionevole e forte incertezza, accompagnata da quella che io continuo a ritenere una non sufficiente attenzione ai bisogni informativi del paziente.

Mi sono chiesto, in questo senso, quale delle due cose mi ha angosciato di più.
A) La necessità di una decisione rapida e per la quale non ero preparato nonostante il mio essere “smidollato di lungo corso”.
B) La necessità di una decisione presa in una situazione di forte incertezza e con implicazioni piuttosto pesanti sul piano della invasività e medicalizzazione.

Detto questo sono contento di informarvi che sono appena tornato dal controllo di questa mattina che da ottime notizie sul fronte della ripresa midollare (HB a oltre 11, bianchi a quasi 8.000 e piastrine a quasi 150.000.
Livelli che il mio asfittico midollino non assaporava da tempo.

So far so good, quindi nel breve termine, vedremo piu avanti l’effetto sulla malattia per il quale ci vuole un po poi tempo.

Resta certo il tema della medicalizzazione della vita che, slow o fast medicine che dir si voglia, e li per accompagnarci.

Con Mariangela abbiamo ovviamente festeggiato, anche se probabilmente (senza riuscire a dircelo esplicitamente) con enfasi ed attenzioni leggermente e comprensibilmente diverse:

– lei giustamente sulla positività del risultato immediato,
– io contento di questo ma con l’orecchio e l’occhio gia un pochettimo al “what does all this eventually mean”?….

Beh. era solo una breve reazione a caldo e buon venerdi a tutti in the meantime

Alex

15 commenti

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15 risposte a “Fast medicine e slow recovery…..qualche riflessione a caldo…..

  1. Monica Rita

    Ciao Ale,
    anche io sono felicissima dei tuoi miglioramenti midollari! 🙂 Leggerti è sempre interessantissimo, fa riflettere e molto chi fortunatamente non è coinvolto così direttamente, anche se tutti noi lavoriamo nella ricerca oncologica e/o sanitaria in generale. Un saluto affettuso a te e tutta la tua famigliola. monica rita

  2. Alba

    Caro Professore,
    faccio un sacco di pasticci “informatici” e scrivo nei pezzi sbagliati ma le rinnovo la mia contentezza per il suo star meglio e spero di incontrarla al pranzo che l’impareggiabile Christine organizzerà presto.
    Un abbraccio. Alba

  3. Luca

    Ale, ciao. Grazie della mail ultima, avevo un po’ trascurato la cosa del “Testing Treatment” ma adesso è a posto. Tra i tuoi successi va aggiunto questo blog che riesce in un’impresa riuscita solo a te e a Zuckerberg: far emergere una rete che già esiste. Zuckerberg al contrario di te è diventato milionario, ma tu sei più simpatico: vuoi mettere?
    A proposito di reti, ti mando il link ad una cosa che ho fatto vedere ieri al seminario della Rete regionale dell’HTA
    http://dottprof.com/2011/06/voglio-xavi-ministro-della-salute/
    Vedere il Barca giocare è un antistress. Sono diventato blaugrana, lo sapevi?
    E non dire “troppo comodo”. Del resto, come non innamorarsi di una bella catalana?

  4. sara

    Appoggio caldamente il consiglio di Elena T. che non conosco, su Berrino.
    Era il controletore della mia tesi di laurea (epidemiologo dell’Istituto Tumori) e già allora aveva numeri da spendere. Ha poi trovato questa sua (e non solo) strada altra che ben coniuga con la scienza cui siamo così affezzionati, tanto da aver ottenuto all’interno dell’istituto corsi di cucina sull’alimentazione e non solo. Per me MITICO!
    A Luca, che anche lui non conosco, nel riconoscimento di un percorso che non so ma è sicuramente di “fatica” di vita, mi vien però da dire che EMPATIA è ormai un termine, che al di là di tutte le definizioni che tranquillamente si trovano nei dizionarii di greco e italiano, nell’ambito della relazione medico-paziente è un elemento che ormai non si può più ignorare. Ciò sta a significare che al di là dell’imprescindibilità di una corretta e doverosa diagnosi medica in primis, a seguire la considerazione che il paziente che ti trovi davanti non è solo un organo con il suo problema, uno stomaco, un ovaio o un midollo è sempre e comuque un obbligo diciamo etico parte integrante della professione.
    Se non ci facciamo carico di ciò come medici, saremo sempre più ottime macchine ma piccoli uomini.
    sara

  5. christine m b kieran

    so pleased for you that your little cells are beginning to multiply…….. Love the new slogan ‘Fast medicine – slow recovery’ and just make sure it is slow, take your time before stepping out into the big bad world again!
    We are all thinking of you and can’t wait for you to get back to work ( not really) ……..

    Hugs and kisses to you all

  6. MAO

    Caro Ale, spero di trovarti in un continuo miglioramento, oggettivo e soggettivo!

    Scrivo dall’8:38 AV Bologna/Roma. ieri a Verona x la presentazione, al Policlinico, del RS2011! Introduzione del Prof Genuini, conclusioni del Sindaco Flavio Tosi…..

    Oggi è il primo giorno d’estate e il giorno più lungo dell’anno, di conseguenza la notte più corta: aiuta, per l’insonnia?

    In questo blog mi pare però che ci sia un “convitato di pietra”: l’allenatore dell’Inter! Ne vogliamo parlare? Anche perchè Matrix va a giocare all’estero x un anno e poi torna come dirigente! Altro “colpo di testa”? Di Moratti, ovviamente….
    Allenatore: ma perchè non fare un “quantum leap” e affidare la squadra a Javier Adelmar Zanetti?

    Parlando di altre cose serie: leggi il fondo, sul Corsera di ieri, scritto da Giuseppe De Rita del CENSIS: elezioni vinte o no, ci sarà ancora molto da fare per superare il berlusconismo, anche dopo Berlusconi…

    Ciao e a presto, MAO

  7. Antonio

    Caro Ale,
    mi spiace per la latitanza degli ultimi post. Il fatto e’ che, egoisticamente, negli ultimi giorni mi sono fatto bastare per un po’ la lunga telefonata dell’altro giorno. Per la cronaca, mi sembra proprio che tutto stia tornado a posto. Certo si sente solo una voce, ma la forza ed il vigore di un fisico che si riassetta passa anche per pensieri e parole robuste. Insomma, ben trovato.
    Non ho mai mancato pero’ di controllare periodicamente i contenuti del blog che mi sembra diventi sempre piu’ “intimo”. Per un isolano come me e’ un terreno difficile. Sara’ tutto quel mare intorno.
    Un abbraccio

    Antonio

  8. Elena T

    Alessandro, conosci il Dr Berrino dell’istituto dei tumori? Io l’ho letto e visto in qualche video su Youtube .
    Con i suoi studi ha dimostrato che un’ alimentazione corretta svolge un’ azione antinfiammatoria. Le linee guida che ne derivano, anche se basate su solide conoscenze e con risultati che fanno invidia a tante aziende farmaceutiche, non se le è mai filate nessuno se non a costo di apparire “New Age”. Perchè i consigli che ne escono sono, alimetazione+meditazione+attività fisica= 🙂
    Come a dire, secondo me, che il corpo non è solo un pulman che porta in giro la mente….
    Recentemente sono stata sdraiata nel letto a vedere il soffitto per due settimane nella attesa che un’ernia al disco si incontrasse con il cortisone e trovassero un compromesso.
    Mi ha sorpreso il fatto di non essermi mai annoiata, pur non riuscendo a fare assolutamente nulla (leggere, aprire il copmputer erano attività in “flessione” non tollerate)
    E mi sorprendevano pensieri del tipo “chi sono io?” che contrastavano molto con il solito “che cosa faccio io?” tipico della propria presentazione davanti ad un gruppo di persone estranee.
    Perchè se l’enia non si fosse messa d’accordo con il cortisone non avrei potuto FARE tante cose e mi sentivo tremare la terra sotto i piedi e mi chiedevo” ma se tolgo tutto quello che faccio, che cosa rimane?”
    La ripsosta…..nelle prossime puntate

    Un bacio

    elena

  9. Luca

    era da un po’ che me la ripensavo su quello che avevi scritto, quando chiama l’Esule da Londra e siamo di nuovo a parlare di te e del tuo post e dei commenti. Benissimo, poi dice che internet è una roba per adolescenti in amore.
    questioni complesse e, un po’ il caldo e un po’ i bianchi freschi che dalle nostre parti (la Batteria Nomentana…) van giù una meraviglia, difficile (impossibile?) non dire fesserie. in tempi di storytelling (vai Nic!) provo a dire la mia.
    Da questa più recente storia di Ale escono – per ora – due cose. 1. la comunicazione disuguale e 2. l’incertezza del domani.
    Il mio vissuto di malato (pazientissimo) cronico di malattia assai poco complessa mi suggerirebbe due note/racconti/es-perienze (così scriverebbe Gianni…):
    1, il miglior medico che ho incontrato – competente (dicono), simpatico (di sicuro), empatico (che cazzo vuol dire?) – si calò nei miei panni in modo ammirevole: gentile, accogliente, trovava sempre le parole giuste … per terrorizzarmi. Peccato che secondo lui erano i panni di un malato di sclerosi multipla. Grazie al cielo aveva toppato diagnosi (e panni, credo). Che dire?
    2. E’ da 25 anni che combatto con epilessie, sclerosi multiple, drammi immunitari, sordità neurosensoriali, neurinomi. Mi sono chiesto mille volte “che succederà domani?” Mi domandavo se avrei mai sentito il suono delle parole delle mie figlie (o dei figli, allora non sapevo: magari erano maschi no?), se avrei potuto continuare (e come?) a lavorare, se… boh, un sacco di cose. Oggi sono tentato di pensarla come Platini: i giocatori devono giocare, non possono scommettere (juventino, dai, però è un figo). I malati devono adattarsi, lottare, stringere i denti, soffrire, gioire del Vermentino di stasera… Non devono scommettere.
    Mi sa che è una cazzata.
    Ma m’è venuta.
    Ti abbraccio

    Ps: per Roberto. Mica le ho mai dette ‘ste cose a Francesca, sai? Ciao…

  10. MAO

    Caro Ale, felice di sentire che le cose dal punto di vista stutturale vanno bene!

    Pochi minuti fa avevo avuto le stesse informazioni e le relative positive rassicurazioni da Mary, al telefono.
    Dal punto di vista sovrastrutturale: mah! questo spazio è infinitamente più infinito!
    Sto tornado da Erice (scrivo dall’aeroporto di Palermo, dove mi è appena passato sotto il naso Ingroia….) e porto clamorose novità in tema di “innovazione nelle tecnologie per la salute…”. Scherzo….
    Informazione al paziente? Con Paola Moscox stiamo facendo anche noi qualche cosa: martedì esce il primo degli opuscoli che abbiamo preparato, te ne porto copia appena ci vediamo, assieme al RS201

    Tieni duro, su tutti i fronti!
    A presto, MAO

  11. elisa s.

    caro ale, grazie per la preziosa condivisione delle tue riflessioni.
    slow e fast: dilemma quotidiano. In genere il secondo sovrasta di gran lunga il primo in tutti gli aspetti della vita, spesso con conseguenze stressanti.
    Ritrovo una preziosa riflessione di Remo Bodei:
    “….trascorrere la propria vita, il proprio tempo, le cadenze della propria esistenza non in maniera totalmente dimentica di sé stessi, ma con piena consapevolezza. Quindi non dobbiamo vivere come sonnambuli, “inserendo il pilota automatico”, ma dobbiamo vivere pilotando, guidando noi stessi verso la nostra esistenza. Il metronomo è il simbolo del ritmo della nostra esistenza. Io non vorrei farVi un elogio della lentezza, perché la lentezza va bene in certi momenti, la rapidità, viceversa può andare meglio in altri. Il colpo d’occhio, il prendere decisioni improvvise è una capacità che non va dissipata. I Greci usavano questo termine, che voi conoscete, il kairòs, ossia il momento opportuno, che era rappresentato nella simbologia statuaria come un fanciullo, che era calvo davanti e che aveva un ciuffo di dietro. Il significato di questo simbolo era il seguente: se non si afferra l’occasione, come si dice, per i capelli, l’occasione passa. E’ bello essere lenti nella vita, ossia prendere tutte le iniziative che si possono prendere con una certa rilassatezza, ma è necessario, altre volte, avere la rapidità del colpo d’occhio e la rapidità della decisione.”

    Mi unisco al vostro brindisi e vi abbraccio entrambi
    elisa

  12. Laura

    Ale, innanzitutto grazie delle buone notizie e grazie di avere la voglia di dircele. Le tue riflessioni meriterebero
    una discussione seria sul senso del tempo, e sulla ormai brutta e condivisa abitudine di parlare poco delle nostre emozioni soprattutto se “dolorose”. Temo di non essere capace di affrontare questi temi via pc (formazione professionale e soprattutto temo l’età che non mi ha permesso una confidenza così profonda con la relazione via
    pc) quello però che so e ho voglia di fare è mandarti un abbraccio forte forte e come sempre un grande in bocca al lupo.
    Laura

  13. roberto satolli

    Mi ha trafitto un inciso della tua ultima frase, dove annoti “senza riuscire a dircelo esplicitamente”. In questo modo lo stai esplicitando attraverso questo blog, ma non e’ questo il punto. Mi ha folgorato pensare che in questo caso come in molti altri quello che non si dice e’ la parte piu’ importante del discorso. Ma non riesco ad andare oltre.
    Se fossimo di persona ci abbracceremmo. Rob

  14. Nicola

    Mi associo o meglio mi lancio in un commento positivo … innanzitutto per i buoni esami che mi sembrano davvero buoni.

    Per quanto riguarda invece i tempi e i modi di recupero credo che sia giuste e sensato che siano lenti o molto lenti e che le questioni che hai sollevato siano complesse … Non siamo disponibili ad accettare limitazioni sia come individui sia come società … e da questa nostra scarsa (o non) accettazione nascono quelle problematiche cui facevi riferimento di come porsi e di come dichiarare il proprio sentirsi. Credo anche che sia molto difficile dichiararsi in questi momenti di malattia o di diminutio o di richiesta di tempi differenti ma credo sia importante e utile. Perché sono invece momenti di sintesi e di visione complessiva mentre sono ahimè percepiti come riflessioni in un momento di crisi …

    Comunque un abbraccio e un brindisi per gli esami

    Nicola

  15. Paola Moscox

    Ciao Alessandro,
    grazie delle buone notizie e delle tue riflessioni. In questo grigio venerdì milanese dopo una settimana affatto slow mi è al momento difficile al intervenire, batterie un po’ scariche.
    Mi limito a mandarti un mio pensiero affettuoso!
    Paola

    Aggiugno solo che Ieri al Besta abbiamo avuto un interessante riunione proprio sul tema informazione per i pazienti MS: credibilità, necessità, attese. Insomma l’informazione come elemento ponte per superare tante incertezze, dubbi e per consolidare le scelte. Dare informazioni e come dare informazioni è veramente un tema di una grande complessità sul quale si discuste troppo poco.

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